Michelangelo Lupo

architetto 

INTERNI E DECORAZIONE

VILLA REGINA MARGHERITA

LA CASA DEI RICORDI DELLA REGINA D’ITALIA

Fondazione Famiglia Terruzzi, Bordighera

“Quando voglio pensare a qualche cosa di piacevole e riposante mi viene subito davanti agli occhi la mia cara villa di Bordighera.” 

1923, Regina Margherita di Savoia

 

LA CASA DEI RICORDI DELLA REGINA D’ITALIA

Villa Regina Margherita, così come è oggi, nacque da un desiderio di Margherita di Savoia, Prima Regina d’Italia. Forse suggestionata dalla lettura di un romanzo grazie al quale, a fine Ottocento, la Provincia d’Imperia cominciò ad essere conosciuta sia in Italia, sia oltre confine, Il dottore Antonio di Giovanni Ruffini, la Regina maturò l’idea di una dimora sulla costa ligure che dominasse il mare. Qui aveva soggiornato quando, verso la fine degli anni Settanta dell’Ottocento, non godendo di buona salute, trascorse due mesi in quella che allora era Villa Etelinda, dimora costruita nel 1873 dall’architetto francese Charles Garnier per Raphaël Bischoffseim, abbiente banchiere tedesco. Ciò che inizialmente doveva essere un progetto di ampliamento di villa Etelinda, fu affidato a Luigi Broggi, architetto milanese tra i pupilli di Carlo Boito, ascrivibile a quella corrente che a Milano, a cavallo tra Ottocento e Novecento, prese il nome di eclettismo, ma di cui Broggi fu interprete indipendente e originale. La posizione di villa Etelinda non era particolarmente felice, in quanto troppo a ridosso della strada e troppo in basso per poter godere appieno della vista della costa che si stagliava fino in Francia. L’idea dell’ampliamento fu quindi quasi subito abbandonata. Incoraggiata da Broggi, la regina decise che villa Etelinda avrebbe rappresentato la dépandance di una nuova villa che sarebbe sorta a mezza costa, in posizione più alta e favorevole, dalla quale avrebbe potuto dominare tutto quel tratto di costa che, da Riviera dei Fiori, diventa Costa Azzurra una volta oltrepassato il confine francese. Broggi sposò e assecondò i desideri e il gusto della regina, ancora legato ad un’idea di regalità, monumentalità e decorazione settecentesca: in dissonanza col gusto del momento ne nacque una villa in Barocchino del ‘700. La regina era molto legata all’idea di quella dimora, vi si riconosceva, la sentiva sua. Ne seguì ogni fase di realizzazione, ne dettò il gusto e la pensò come uno scrigno in cui raccogliere i ricordi di una vita. Sulla scorta di quest’idea il pittore Tommaso Bernasconi dipinse nei sopraporta di alcune delle sale più belle e importanti della villa, le residenze che avevano scandito la vita della principessa e della regina Margherita.

“E allora studiamo la villa nuova e facciamola in alto in modo che dalla mia camera io possa vedere sempre il mare.”

1913, Regina Margherita di Savoia

IL RESTAURO DELLA VILLA E L’ALLESTIMENTO DEL MUSEO

Il restauro di Villa Regina Margherita è stato possibile grazie alla generosità e alla passione di Guido Angelo Terruzzi, pragmatico industriale lombardo e uno dei più grandi magnati e collezionisti d’arte italiana, che ha messo a disposizione quasi otto milioni di euro. Nel 1928 il re Vittorio Emanuele III donò la proprietà, di cui fa parte anche villa Etelinda, all’Associazione Nazionale Vedove ed Orfani di Guerra che ha sede a Roma, per la devozione che la madre, la regina, aveva sempre dimostrato per questo organismo di volontari. Ovviamente non era semplice, per un’organizzazione che si sosteneva prevalentemente con fondi statali, provvedere alla manutenzione e al restauro di un complesso architettonico così vasto e articolato. Nel 2007 la Provincia d’Imperia e il Comune di Bordighera acquistarono la villa per cinque milioni di euro. Cominciò a prendere forma l’idea di restaurare interamente la villa e riportarla al suo splendore facendone un museo. Il progetto d’allestimento, fondato sulla disponibilità di una collezione d’arte di altissimo pregio che intrecciava i capolavori e le opere della Famiglia Terruzzi e quelle appartenute alla regina, fu subito ambizioso e affidato all’architetto Michelangelo Lupo. Il risultato fu degno delle migliori aspettative e con più di mille opere d’arte, rari e prestigiosi pezzi d’arredo, la villa si preparava a diventare un polo museale di altissimo livello culturale e artistico inserito in una cornice paesaggistica tra le più suggestive del nostro Paese. Al suo interno v’era anche un laboratorio di restauro che, da un lato doveva servire a restaurare e manutenere le opere presenti e dall’altro a creare un circuito che ponesse l’arte e la storia dell’arte al centro della vita della villa.

 

VILLA REGINA MARGHERITA

Annalisa Scarpa e Michelangelo Lupo

Skira Editore, Milano 2011

MARGHERITA, REGINA D’ARTE E DI CULTURA

Annalisa Scarpa e Michelangelo Lupo

Skira Editore, Milano 2011

ALCUNI DETTAGLI DELLA VILLA

MARGHERITA, REGINA D’ARTE E CULTURA

UNA BELLA STORIA SENZA LIETO FINE

Tanti lodevoli sforzi e un’iniziativa nata con le migliori intenzioni, non erano evidentemente nati sotto una buona stella. Il Signor Terruzzi, colui che ne era stato il maggior e più entusiasta artefice, morì nel 2009 e non poté vedere il lavoro completato. Nel 2011 e 2012, nonostante l’eccellenza della proposta, le casse del museo languivano e le perdite, fino ad allora ripianate dalla Fondazione Terruzzi, cominciavano ad accumularsi. Come se non bastasse, nel novembre 2014, in seguito alle copiosi piogge, un muro di contenimento a monte della villa cedette investendo parte delle pareti posteriori. Si sarebbe trattato d sgombrare i detriti e ripristinare il muro di contenimento, un lavoro non certo impossibile. Le spese di gestione e mantenimento della struttura erano a carico dei proprietari della villa, vale a dire la Provincia d’Imperia e il Comune di Bordighera, che però non si sono assunti l’onere di svolgere questo lavoro, probabilmente per motivi finanziari. La Famiglia e la fondazione Terruzzi, orfane ormai del patron, non hanno più ritenuto di dover fornire l’ennesimo contributo. Sta di fatto che dopo 4 anni di restauri e 8 milioni di euro spesi, per una questiona apparentemente banale o comunque risolvibile, Villa Regina Margherita è stata chiusa e totalmente svuotata. Nel giugno del 2015 partiva l’ultimo camion stipato di capolavori e pezzi d’arredo che avevano decorato una bella storia infranta troppo presto.