Michelangelo Lupo

architetto 

LA STORIA DELL'ARTE AL SERVIZIO DELL'ARCHITETTURA

“Non vedo architettura se non alla luce della storia dell’arte. Ogni mio lavoro inizia con un percorso a ritroso teso a rintracciare l’idea originaria di un manufatto architettonico o di un’opera d’arte. Attraverso lo studio delle fonti ne risalgo ogni tappa dell’evoluzione storica per comprenderne la personalità. Le mie inclinazioni mi hanno condotto naturalmente verso la valorizzazione dell’antico. La storia dell’arte è la lente che mi consente di mettere a fuoco limiti e potenzialità dell’architettura, di reinterpretarla nella contemporaneità in armonia con un gusto personale fondato sull’equilibrio e le simmetrie. Il mio primo incarico in età giovanile fu in seno alla sovrintendenza ai beni architettonici e storico artistici della Provincia di Trento. Quell’esperienza ha segnato il mio sguardo verso l’architettura. L’ho fatta mia a tal punto da tradurla pienamente nella libera professione e farne la mia cifra stilistica.”

RESTAURI INTERNI DECORAZIONE MOSTRE  LIBRI D’ARTE 

LE MIE SPECIALITÀ. LE MIE PASSIONI. LA MIA VITA.

“La storia dell’arte è stata, e lo è ogni giorno, la base sulla quale ho costruito un solido senso di rispetto per le cose e il tempo. È il fil rouge che lega ogni mio lavoro e pervade ogni aspetto della mia vita. Nel nostro Paese arte e bellezza abbondano e sono densamente intrecciate. Tutti, ognuno a suo modo e con i propri mezzi, dovremmo sentire un senso di responsabilità che ci conduca a farci custodi di una piccola parte di questa bellezza che, in quanto antica, una volta persa lo è irrimediabilmente. Lo studio dell’arte non è l’unico modo per nutrire e far proprio quel senso di rispetto e responsabilità a cui facevo cenno, ma è l’unico che conosco e che so essere infallibile. Per questo il restauro è la mia vocazione più sincera. Restaurare può essere sinonimo di conservare ma, in alcuni casi, può voler dire persino salvare e tramandare.”

“L’architettura d’interni e la decorazione sono espressioni delicate, a volte legate da una coerenza anche solo molto sottile. Una coerenza che tende ad abbracciare il contesto, lo stile del manufatto, la personalità architettonica degli interni, il carattere e i desideri di chi li abita. Il mio lavoro è quello di creare questa coerenza, di tessere una trama in grado di far dialogare elementi che, dal punto di vista stilistico, materico, cromatico, storico, possono essere anche molto distanti fra loro.”

“In un allestimento l’architettura effimera deve rispettare una misura. L’allestimento deve essere funzionale agli scopi della comunicazione ed occupare un posto all’interno di una precisa gerarchica estetica. Non può e non deve mai essere celebrativo o peggio ancora autocelebrativo. Allestire una mostra significa tracciare un percorso ideale teso a dare corpo ad una concezione critica precisa, spesso ben chiara e presente nella mente del curatore, ma che deve trovare un suo linguaggio di traduzione concreto ed effimero nell’allestimento. Quest’ultimo instaura un livello di comunicazione complesso fra il curatore, il progettista, il fruitore finale. Dà voce ad opere che, trovandosi fuori dal proprio contesto storico culturale di riferimento, sono private di uno degli elementi essenziali della propria carica comunicativa. È un meccanismo raffinato in cui le sensibilità di questi soggetti sono invitate a dialogare fra loro a partire da un punto di contatto che rappresenta il motore narrativo dell’esposizione.”

“La sola luce è capace di trasmettere ad un’immagine solennità o modestia, austerità o indulgenza, dinamismo o staticità, garbo o trascuratezza. Ogni cosa, se sferzata o accarezzata dalla luce assume vita: tanta vita quanta la luce stessa è disposta a conferirle.”

IN BREVE

Torino, classe 1948. Studi classici e Laurea in architettura al Politecnico di Torino nel 1972. Dal ’72 al ’74 compie studi paleografia e diplomatica presso l’Archivio di Stato di Torino. Nel 1975 si specializza in Storia dell’Arte all’Università di Padova. In qualità di funzionario della Provincia Autonoma di Trento e responsabile per la tutela dei beni storici e artistici, è direttore del laboratorio di restauro della Provincia di Trento e del Museo Provinciale d’Arte di Trento. Tra il 1983 e il 1998 è consulente presso la sede di Roma della casa d’aste Christie’s, con particolare riferimento all’area del nord-est d’Italia.

Nel 1984 vira in maniera decisa e definitiva verso la libera professione fondando lo studio d’architettura che porta il suo nome, con sede a Trento e a Roma. Seguono anni di studi in campo artistico e viaggi in Francia, Spagna, Inghilterra, Belgio, Stati Uniti. Maturano le condizioni per importanti progetti di restauro in Egitto, Libia, Algeria e Giordania. Negli anni a venire instaura solidi rapporti di collaborazione con istituzioni del nostro Paese quali la Presidenza del Consiglio dei Ministri, la Presidenza della Repubblica, i Musei Vaticani, l’Eni, la Soprintendenza ai beni architettonici e artistici e il Polo Museale di Roma, per le quali ha svolto e svolge attività di consulenza, restauro, allestimento e cura di mostre di carattere storico artistico.